UN GREEN NEW DEAL

Finalmente la necessaria consapevolezza e (sembra) determinazione che ci accompagna alle sfide Ambientali e Climatiche che dovremmo assolutamente affrontare e vincere, nel più breve tempo possibile. 

Sfide difficili che implicano un salto culturale di tutta la società ma, allo stesso tempo, grandi Opportunità poiché coinvolgono necessariamente anche la sfera economica. 

Qualcuno, anche se espresso in inglese, conosce approfonditamente di cosa si sta parlando.
Altri invece, la maggior parte probabilmente, ne avranno sentito parlare per la prima volta in questi giorni, dopo la formazione del nuovo governo e della squadra di Ministri (Commissari) Europei.

Green New Deal: è il riferimento specifico al New Deal, il programma varato dal presidente americano Franklin D. Roosevelt negli anni ’30 del secolo scorso, per fare fronte all’emergenza che ha colpito le grandi pianure degli Stati Uniti, provocata dall’utilizzo sconsiderato di tecniche di coltura intensiva e pesticidi, causando miseria ed una gigantesca crisi agraria. La Dust Bowl (il bacino di polvere, questo il nome dato alla gravissima emergenza), proprio per far ricordare come la Natura vince sempre sull’uomo e torna a chiedere il rispetto dei propri Diritti riprendendoseli senza considerare modi e tempi, si è manifestata esattamente durante l’inizio della Grande Depressione, la gravissima crisi economica e finanziaria che sconvolse l’economia mondiale durante quegli anni ricordata, perché superata nelle dimensioni, dall’ultima “Grande recessione” iniziata nel 2008. La risposta del governo americano, attraverso il varo di una – regolamentazione straordinaria – improntata alla riduzione dello squilibrio sociale creato dal liberismo economico, fu senza precedenti ed attuata attraverso una serie di riforme consentite dai “poteri speciali” concessi al presidente, gli stessi che assume quando la nazione è in guerra.

Il Green New Deal di cui si discute in questi giorni, propone un piano incentivato e “condotto” dall’Unione Europea attraverso il quale tutte le Nazioni, avendo preso piena consapevolezza della più grande emergenza della Storia, si obbligano a combattere insieme la sfida climatica.

Ing. António Guterres (Segretario Generale delle Nazioni Unite) su Twitter

La realizzazione pratica del Green New Deal Europeo prevede una serie di nuove regole che, oltre a favorire ed incentivare gli investimenti pubblici e privati nella cosiddetta “economia verde”, indirizzino e spingano i processi e le tecnologie produttive attuali verso l’“economia circolare”, facilitando il cambio di paradigma a favore di processi virtuosi e sostenibili dalla Natura e dall’Ambiente.

Gli investimenti, relativamente ai progetti ed alle diverse proposte fatte anche da gruppi politici legati alle cause ambientali, da organizzazioni ambientaliste e da Istituzioni globali mirano, oltre alla importantissima causa prettamente ambientale, anche a rimettere in moto l’economia Europea, stimolando settori che soffrono da diversi anni gli effetti della Grande recessione: costruzioni, servizi, automotive, manifattura, consumi al dettaglio, solo per citarne alcuni.

Lo stimolo migliore, per creare un volano di crescita virtuoso, è favorire gli investimenti in strumenti e processi innovativi, per la competitività tecnologica ed il benessere sociale. 

Nel Green New Deal sono previsti spazi di flessibilità dai vincoli di bilancio nazionali, per gli investimenti nelle nuove tecnologie digitali e di produzione che prevedano e dimostrino attenzione costante e crescente alla qualità della vita: l’abbattimento dei consumi energetici e delle risorse Naturali, la riduzione delle sostanze e dei prodotti chimici, il riutilizzo dei materiali attraverso il riciclo, aumento dei prodotti biodegradabili, rispetto delle disabilità, aumento dei trasporti pubblici, social housing e verde pubblico, ecc.

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Nonostante le diverse possibilità e proposte che, oramai da molti anni, annegano nelle diverse segreterie, sembra che sia finalmente arrivato il momento, per le Istituzioni nazionali ed europee, di fare sul serio.

Come al solito, molto prima che delle Istituzioni, è dovere di ognuno di noi convertirsi e far convertire al nuovo corso la vecchia cultura, quella che ha generato la crisi ambientale che stiamo vivendo.  

Esistono, già da parecchio tempo, tecnologie e processi che favoriscono il cambio di mentalità. Sta anche ad ognuno di noi guardare più lontano ed adottare i nuovi principi e le nuove “tecnologie green” che, sviluppate sulla base di concetti e processi di produzione ecosostenibili, garantiscono modelli coerenti e validi di economia circolare che generano già, e genereranno sempre più, ricchezza economica e sostenibilità ambientale.

In Italia sono già diverse le misure fiscali introdotte per dare impulso all’ammodernamento delle imprese e alla loro trasformazione tecnologica e digitale. A breve saranno anche finanziati. 

Il letto di polvere all’interno di una nostra stampante, in cui si “creano” le stampe attraverso il consolidamento di minerali di riciclo o di scarto.